Word is Yours - FABBRICA BORRONI

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Word is Yours

THE WORD IS YOURS

a cura di Margherita Salmaso e Chiara Zizioli
gennaio 2008  

ARTISTI: Lucia Maggio, Marco Di Giovanni, Luca Bertini, ZimmerFrei, Alessandro Ambrosini, Sebastiano Zanetti, Ozmo, Giovanna Ricotta, Luca Vannulli, Paolo Cavinato, Santomatteo, Joys, Andrea Facco, Erica Fenaroli, Jgor Cavallina, Cocacolas Company, Dado E Stefy, Tommaso Carozzi, Mcb Mancassola Ceriani Basilico, Progetto Zero
Quando l’arte si mette a servizio della ricerca e quando la ricerca si mette a servizio dell’arte. Potrebbe certamente essere un secondo sottotitolo oltre a quello che le due giovani curatrici Margherita Salmaso e Chiara Zizioli hanno scelto per The word is yours.
Si tratta di una vera e propria ricerca dai toni scientifici quella che ci verrà proposta ancora per qualche giorno dalla Fabbrica Borroni di Milano, il cui scopo primario risulta essere una chiara presa di coscienza di quanto alcune delle parole più utilizzate dagli “addetti ai lavori” per descrivere le opere d’arte contemporanea, influenzino la lettura e l’interpretazione delle stesse sia da parte del grande pubblico che degli artisti.
Lo studio parte dall’analisi di 1270 comunicati stampa, ovvero il totale dei comunicati pubblicati su Press Release/Undo.net nel mese di settembre 2007, effettuata dal Laboratorio M.A.D.I.T. dell’Università di Padova che prevede la compilazione di una classifica delle parole più usate dalla letteratura critica sull’arte contemporanea, poi sottoposta alla non breve lista di artisti invitati a partecipare a questa prima tappa del progetto.
Ad aprire la mostra è proprio la presentazione di questa analisi nel dettaglio la quale, per mezzo dei consueti schemi e grafici, si rende ampiamente consultabile dal visitatore in tutti i suoi punti.
Da questo prezioso incipit emergono dunque proprio quelle parole che vanno poi a concretizzare l’elaborato di tutti gli artisti presenti in mostra. COLORE, CULTURA, FORMA, PROGETTO, RICERCA, sono alcuni dei termini sui quali i protagonisti dell’esposizione hanno dovuto cimentarsi per dar vita ai loro lavori, che si distinguono come si distinguono le diversissime personalità artistiche dei partecipanti.

Non è semplice descrivere ogni singolo lavoro nello scopo e nella forma, come non è altrettanto semplice, causa ancora l’estrema varietà delle opere presenti in mostra, estrapolarne alcune in via esemplificativa, tra di esse però si rilevano delle elaborazioni che, forse più di altre, riescono a far trasparire una riflessione maggiormente vitale ed energica o forse semplicemente più efficace.
È questo l’esempio de La pericolosità di una limitazione insensata, finissima intuizione di Alessandro Ambrosini (Vicenza, 1981) che focalizza il proprio studio sulla questione del sordomutismo e sulle infondate diffidenze che la circondano o Beyond the window di Davide Anni (San Pietroburgo) e Cocacolas Company in cui a essere preso in considerazione è invece il linguaggio della realtà virtuale, un linguaggio per noi ormai sempre più quotidiano.
A riflettere invece non tanto sul linguaggio quanto sui termini proposti dallo staff curatoriale sono invece Dado&Stefy (entrambi Bologna, 1975) con il loro Big Sale, un’irriverente quanto realistica ode a una “parola mai pronunciata ma – sempre - sottintesa, che non viene rilevata dalle statistiche perché nascosta per vergogna” e che, sempre usando le parole degli artisti, è estremamente “importante se ciò che si vuole considerare sono i condizionamenti che le parole della società dell’arte operano sull’atto creativo”: ovvero il termine MERCATO.
Così come Dado&Stefy anche Progettozero(+) riflette su una parola non inclusa nell’elenco, proponendo un lavoro che, in linea con il suo scopo primo, non ci è dato vedere perché sottoposto a una reale CENSURA.
Chi attenendosi fedelmente alla lista delle parole proposte, chi sovvertendo il contesto in cui esse vengono solitamente utilizzate, chi riflettendo su altri importanti termini che nella lista non vengono presi in considerazione, tutti gli artisti presenti ci portano dunque a riflettere su quanto ampio sia, in effetti, il potere evocativo della parola e di quanti mondi e quanti infiniti stimoli emergano dalla meditazione del suo valore. E ora non ci resta che dire: a voi la parola.


 
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